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Dentro i pensieri di un nostro atleta, allenamento e sensazioni di una gara xc
Postato su marzo 6, 2019 da

Il suono della campana ci accompagna uno ad uno durante tutto il passaggio sotto al traguardo. Sta ad indicare l’inizio dell’ultimo giro, a me fino allo scorso anno sembrava aprire le porte dell’inferno. Da quel momento le gambe piene di acido lattico bruciano più che mai, il fiato si fa sempre più corto ogni volta che la strada s’impenna, le braccia si piegano sempre più sul manubrio e la vista si appanna a causa del sudore che entra negli occhi facendoli bruciare.
La condizione migliore? Certamente quella che da un po’ non mi capita : essere in testa alla corsa con un ampio margine di vantaggio.
Quella in cui mi sono spesso ritrovato? A battagliare per una posizione. Nove volte su dieci è più una battaglia di nervi.

Differenti sono stati gli epiloghi di questa nuova stagione.

Alla fine della stagione precedente devi tirare le somme e decidere come impostare la programmazione
Quando scegli di incrementare le ore settimanali per aumentare il fondo non dovresti farlo ad impatto violento, per questo si dice di farle al medio (quello vero non quello dei ciclisti a 180bpm) il che comporta che il cuore alle prime sperate di inizio stagione, faccia fatica a lavorare ad alti regimi perché è un po’ “ingolfato”. Non è detto che non si riesca a lavorare in soglia per lunghi periodi, ad esempio per il tempo di una gara di XC, ma sicuramente dopo un po’ alla tua soglia aerobica non riuscirai più ad esprimere la stessa potenza emessa durante le prime fasi di corsa, riscontrando un calo fisiologico importante; almeno finche non si allena il cuore ad essere sempre allegro e arzillo.

Verona, domenica 24/02, saranno state circa le 15:35 (circa a due giri dal termine) sto pedalando su un percorso molto nervoso, fin troppo per i miei allenamenti fino ad ora, improvvisamente il cuore non ne vuole più sapere di lavorare a frequenze elevate. Ho lavorato tanto durante il periodo invernale, ma niente da fare non sono dove credo che dovrei essere.. perché ?
“dindindin”
eccola, credevo di soffrire l’abbassamento della tensione nervosa e che con quelle sensazioni sarebbe stata un’agonia fino alla linea del traguardo. Questa volta è stato differente, le gambe non bruciavano, il cuore però non era pronto, non era il suo ritmo. Mancava quel ritmo. Mi accontento del 18º vicino al mio nome, contento però di ciò che ho costruito.

Andora (SV), sabato 02/03, clima molto più mite rispetto alla cittadina di Romeo e Giulietta. La gara di qualche giorno prima mi aveva fatto capire che era ora di aggiungere l’intensità ai miei allenamenti, ed al solito trillo della campanella non c’era più quella sensazione dell’anno scorso, come la settimana prima ma questa volta il cuore era un pelo più pimpante. Il risultato finale però non mi conferma al 100% le mie sensazioni. Purtroppo un inconveniente tecnico all’inizio dell’ultima tornata mi ha obbligato a fare una sosta al box. Quando mi sono fermato ero in 10º posizione, concludo 16º. Ovviamente con un po’ di rammarico che però non offusca la gioia di essere riuscito a lavorare su un aspetto importante.

La preparazione ha sempre una programmazione mirata, l’ultimo giro non sarebbe più dovuto essere un problema quest’anno. La gara di cross-country ti logora fisicamente, un’ora e mezza oltre la tua soglia aerobica, ti fa ricercare energie da tutti i serbatoi del tuo corpo. Correre è bello, divertente, diventa una droga buona, però per poterlo fare tutti i weekend c’è bisogno di costruire delle basi solide, qualcosa che ti permetta di fare l’ultima fiammata e quando penso a questo penso ad un bel fondo invernale. A me questo mancava. Non credo che insieme al Personal Best Center abbiamo scoperto qualcosa di nuovo, solamente abbiamo cucito su misura ciò che mi serviva. L’inverno differente da quello che il classico biker di XC è abituato a fare. Molte ore in sella ad un ritmo medio, pochi, quasi nessun fuori-soglia. Il problema riscontrato a Verona era semplice da analizzare, in un certo senso lo avevamo anche immaginato, il cuore non era ancora abituato a fare quei fuori giri. Avevo bisogno di non vedere l’inferno al suono della campana, ma di avere una cartuccia in più da poter giocare.

Ecco perché la scelta di aumentare il fondo e ricercare la condizione lungo la stagione. Ora in bici mi diverto ancora di più, attenzione però, perché se durante i primi giri si spendono troppe energie si rischia di incappare di nuovo nell’inferno dell’ultimo giro.
Ci sono diversi indicatori che sto utilizzando per tenere sotto controllo il mio stato di forma e di fatica, ma di questo vi parlerò la prossima volta.

“dindindin” la stagione è iniziata è ora delle ripetute !

Denis Fumarola.

Posted in comunicati stampa
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